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Comunicato dei rappresentanti d’Istituto – situazione plesso Toti

Dopo la chiusura delle iscrizioni per le future classi prime della scuola Toti, noi rappresentanti del Consiglio d’Istituto abbiamo, nel mese di febbraio e in opportuna sede, riscontrato il problema sollevato dalla dirigente scolastica sul collocamento delle classi quinte… Clicca qui per continuare a leggere… Comunicato dei rappresentanti d’Istituto – situazione plesso Toti

 

COMUNICATO DEI RAPPRESENTANTI D’ISTITUTO

 

Dopo la chiusura delle iscrizioni per le future classi prime della scuola Toti, noi rappresentanti del Consiglio d’Istituto abbiamo, nel mese di febbraio e in opportuna sede, riscontrato il problema sollevato dalla dirigente scolastica sul collocamento delle classi quinte. Le unanimi decisioni del Consiglio che dichiaravano provvisoria e inadeguata la “soluzione oratorio” sono state comunicate formalmente al Comune. 

Nel mese di marzo i rappresentanti di classe della Toti hanno, sempre formalmente, suggerito all’Amministrazione soluzioni che scongiurassero la dislocazione da altre parti di alunni della Toti stessa. 

Il 21 maggio la giunta deliberava un mandato al Sindaco di contrarre con la parrocchia un comodato d’uso gratuito delle aule dell’oratorio, che, ad oggi, non è ancora stato proposto in maniera formale al parroco. Si prevedeva una spesa di circa 40 mila Euro.  

Il 23 maggio in un comunicato stampa il Sindaco comunica che il Comune era in graduatoria per ottenere i fondi per ampliare la Toti, i cui lavori sarebbero durati “verosimilmente” 24 mesi a partire dall’anno corrente. 

Il 6 giugno un ulteriore comunicato stampa, escludendo l’oratorio, proponeva come unica soluzione il trasferimento degli alunni presso la scuola Leonardo da Vinci, poiché l’amministrazione “ha fatto proprie alcune delle criticità emerse nel corso dell’incontro tenuto lo scorso 23 maggio con i dirigenti e i rappresentanti della scuola”. Non solo, ma nello stesso erroneamente si metteva in correlazione l’aumento del numero di classi alla modifica della classificazione antincendio, che in realtà è legata, per normativa vigente, al numero delle persone presenti e non a quello delle classi. 

Il 12 giugno le docenti rilevavano i gravi danni all’educazione, alla crescita e alla didattica che il trasferimento dei bambini in via Da Vinci avrebbe comportato, con missiva regolarmente protocollata. Esse suggerivano come migliore soluzione la c.d. “soluzione moduli”. 

Il 14 giugno il Comune, non tenendo in conto alcuno tutto quanto prima rilevato e fin qui esposto, metteva a disposizione le aule asseritamente vuote al secondo piano della Da Vinci. 

Lo stesso giorno la dirigente scolastica comunicava formalmente la non ricevibilità della proposta e delle premesse della stessa. 

Il 17 giugno la dirigente Parravicini, la consigliera Mauri e la vicepreside della Da Vinci controllavano le aule proposte dall’amministrazione e rilevavano, tra l’altro che

– le aule individuate dal Comune erano occupate da laboratori e classi;

– almeno due aule erano di metratura inferiore a quanto previsto per legge;

– il corridoio al secondo piano sarebbe stato in comune tra elementari, medie e superiori. 

La stessa sera le medesime perplessità ed altre venivano riportate in commissione istruzione in presenza di quasi tutti i membri della giunta, dove trovavano come risposta l’impossibilità da parte dell’assessore Borroni di dire alcunché nel merito, poiché si trattava di materie “non di sua competenza”. Ad oggi siamo ancora in attesa del verbale di quella riunione. 

Il 18 giugno il riscontro formale dell’Amministrazione a tutte le critiche, che non affrontava nel merito, partiva dal falso presupposto che l’aumento delle aule a venti avrebbe comportato l’innalzamento a 520 del numero di utenti con conseguenti modifiche della classe antincendio. Falsità consistente nel fatto che il numero di utenti non supera ad oggi i 490. Ogni altra deduzione, fondata su questa insostenibile premessa, è perciò indegna di essere presa in considerazione. Le incongruenze in fatto sono anche altre:

– il costo dei moduli, omnicomprensivo, viene indicato in 190 mila Euro (si deduce per tre anni, cioè per il tempo necessario per ultimare i lavori di ampliamento) e gli stessi sono descritti per ciò che non sono e cioè dei “container” inadatti ai bambini;

– negando le loro stesse precedenti comunicazioni affermavano che l’opzione oratorio, con un nuovo costo di Euro 20 mila, era a quel punto la migliore possibile, ma non realizzabile perché Don Carlo Pirotta “avrebbe ricevuto sollecitazione per non concedere le aule dell’oratorio”: si ricorda che il 6 giugno la stessa Amministrazione aveva escluso questa scelta accogliendo le critiche, come sopra esposto.

Il 19 giugno i due dirigenti scolastici di via Adua e Da Vinci congiuntamente ribadivano le gravi obiezioni alla scelta del Comune, chiedendo, tra l’altro “un tavolo congiunto tra ufficio lavori pubblici, ufficio scuola e i dirigenti scolastici”. 

Tavolo congiunto che, tenutosi il 25 giugno, non portava ad alcuna cessione da parte dell’Amministrazione. 

Il 27 giugno il Consiglio d’Istituto di Via Adua, all’unanimità, deliberava quanto è ancora pubblicato sul sito della scuola, in cui venivano elencate tutte le serie criticità della scuola Da Vinci, rigettandola come soluzione accettabile. 

La seguente manifestazione del 29 giugno ha già prodotto il vergognoso comunicato stampa del Sindaco e la nostra ferma replica, peraltro pubblicate anche sugli organi di stampa. 

In quella data era stata promessa l’intera documentazione che fondava le deduzioni dell’amministrazione fin qui esposte in materia di sicurezza. Veniva consegnato due giorni dopo un foglio A3 non protocollato con la stampa di un riassunto schematico e senza firma. I nostri consulenti tecnici, trovandolo slegato dal resto della documentazione, nulla potevano farci. 

L’11 luglio si è tenuto il Consiglio Comunale aperto. Le poche domande che siamo riusciti a porre dopo due ore di presentazione non inerente alla principale questione del Consiglio, hanno ricevuto risposte preconfezionate e circa le quali non vi era bisogno di svegliare la notte prima un “tecnico”. In sintesi, è stato detto dal tecnico che per portare la deroga dalle 16 aule che l’hanno attualmente alle 19-20 necessarie ad affrontare l’anno che sta per iniziare ci sarebbero voluti almeno 6-8 mesi

Prendevamo quindi atto con stupore e irritazione che, contrariamente a quanto fino a quel momento sostenuto dall’Amministrazione, ci stavano dicendo in quella sede che la deroga era possibile: se fosse stata richiesta per tempo (ad esempio a febbraio) avremmo avuto a settembre quanto chiediamo. Il tecnico Vender, nominato il giorno prima del Consiglio, ha quindi negato di riconoscere l’esistenza di alcuna procedura d’urgenza, indicando il predetto termine come inderogabile e non accorciabile per non spiegati motivi “tecnici” e burocratici.

Il Sindaco ha riproposto il suo mantra per coprire questi mesi d’attesa per la deroga, che, si ribadisce, appare in effetti a questo punto concedibile: o l’oratorio di Baruccana o la Scuola Leonardo da Vinci di via De Gasperi. 

Si sono sollevate dai rappresentanti d’istituto le seguenti questioni sul perché l’oratorio non è una via praticabile ed è emerso, anche delle risposte del tecnico di freschissima nomina, che

  1. ad oggi non c’è il consenso della parrocchia proprietaria e della Curia ambrosiana;
  2. la giunta non ha informazioni sul CPI dell’oratorio;
  3. la giunta non ha informazioni certe sull’agibilità delle aule dell’oratorio;
  4. la giunta non ha un piano per rimediare alle precedenti mancanze probabili delle aule dell’Oratorio;
  5. la giunta non può garantire che l’oratorio possa essere pronto per l’inizio della scuola. 

Ad una domanda precisa al Sindaco: “se non vi è l’oratorio, cosa proponete?”, la risposta fu lapidaria: “via De Gasperi!”. 

Il 16 luglio due rappresentanti dei genitori incontravano informalmente l’assessore Borroni, l’assessore Alampi e il consigliere Ferro. Le posizioni rimanevano inconciliabili. Veniva comunicato da Alampi che i lavori, di cui al Consiglio aperto per l’ottenimento della possibilità del permanere di 20 aule nel plesso, non sarebbero durati meno di un anno scolastico. Si prendeva inoltre atto che il costo dei moduli secondo le informazioni prese da Alampi era, per tale anno, di Euro 100 mila per trasporto e installazione e smontaggio, a cui vanno aggiunti il costo di noleggio giornaliero e gli oneri di legge

Ci appare francamente un costo spropositato e contraddittorio con quanto da loro stessi comunicato in diverse occasioni qui esposte. 

A questo punto è necessario dire che Don Carlo Pirotta, per concedere le aule dell’oratorio, per cui può procedere senza chiedere permesso alcuno, non ritiene opportuno farlo contro il volere della comunità. Egli afferma che, poiché i costi del mutuo ancora pendente sullo stesso edificio li sostiene tale comunità, non può ritrovarsi in disaccordo con la stessa. 

Trovatasi di fronte a questa posizione del parroco, l’amministrazione insisteva comunque nella sua proposta, mai formalizzata, di avere le aule dell’oratorio in uso esclusivo in alternativa alla Da Vinci. Il tutto in comodato d’uso gratuito

In altre parole: la gente di Baruccana dovrebbe, a detta dell’amministrazione, indurre il parroco a concedere gratuitamente un bene che la stessa gente paga, usa e di cui si dovrebbe privare (rinunciando alle attività proprie dell’oratorio e alla locazione a ore a terzi delle stesse al fine di pagare parte del mutuo) per l’unica ragione che l’amministrazione non vuole pagare per l’installazione dei moduli alla Toti.

È evidente che per le aule scolastiche non deve pagare la gente di Baruccana, bensì il Comune, cui la gente di Baruccana già paga le tasse. 

Anche ammettendo che il Comune offra un canone di locazione per le aule didattiche e l’aula “blu” da adibire a mensa (ad oggi non contemplata, ma necessaria), in ogni caso la comunità perderebbe la disponibilità del bene. Il tutto per supplire all’utilizzo di quel denaro comunale per i fini che noi rappresentanti insistiamo ad indicare come più opportuni (ventesima aula ed eventuali moduli) fin dal mese di febbraio scorso. Questo tempo sarebbe stato ampiamente sufficiente per rimediare a quanto indicato in Consiglio Comunale (questioni CPI) entro l’inizio dell’anno scolastico prossimo. 

Di fronte a queste obiezioni ieri 17 luglio 2019 esponenti dell’Amministrazione hanno dato un ultimatum al parroco stesso, pretendendo di vedersi offrire le aule dell’oratorio entro brevissimo tempo, minacciando in alternativa le famiglie dei bambini di fare lo spostamento (coatto?) in via De Gasperi. 

A noi rappresentanti Don Carlo ha quindi informalmente comunicato di non aver voluto cedere a questo punto a quello che per noi è un ricatto del Comune nei confronti delle famiglie dei bambini, negando di fatto le aule dell’oratorio. Avulsa dalla realtà appare pertanto l’intervista comparsa oggi su Il Giorno da parte del Sindaco in cui lo stesso, con fare da autocrate, grida ancora una volta l’aut aut: o oratorio o Da Vinci! 

Tutto ciò esposto, noi rappresentanti dei genitori, preso atto delle fallaci premesse, delle contraddizioni e delle mancanze dell’Amministrazione nel muoversi per tempo per percorrere vie dichiarate dalla stessa possibili, suggeriamo perciò che gli eventuali atti con cui l’amministrazione imponga formalmente e coattivamente lo spostamento dei bambini siano oggetto di impugnazione nelle opportune sedi giudiziarie. 

Chiediamo ai genitori di rimanere uniti nel tenere il punto nel migliore interesse dei bambini, che non accettiamo venga definito da Allievi, ma da noi genitori. 

 

Firmato dai rappresentanti dei genitori nel Consiglio d’Istituto di Via Adua il 18 luglio 2019.